Cosa hanno a che fare un omicidio misterioso e il voodoo con un pacchetto di chewing-gum? Vigorsol ce lo spiega con The House of Mystery, la campagna promozionale dell’agenzia Selection che accompagna il web e i social network da maggio.

The House of Mystery si presenta come interactive filmgame (sic) su YouTube: Cat si trova a investigare su alcuni omicidi misteriosi, tra voodoo e Mardi Gras a New Orleans. La trama traballa, gli attori atterriscono e in generale il film non fila. Non ultimo, l’interattività non è per nulla tale. Non si tratta di scelte multiple che conducono a storyline differenti ma di bivi a una sola uscita: scelta la strada sbagliata, si è costretti a tornare al punto precedente.

Il film, diretto dagli AB_Normal, vanta la sceneggiatura di Pasquale Ruju, che noi bonelliani ricordiamo per molte storie di Dylan Dog. Gli attori sono americani, cosa che sorprende in una produzione quasi esclusivamente italiana e, nonostante la presenza di un buon Sandro Acerbo alla direzione, il doppiaggio risulta poco calibrato alla recitazione.

Uno storytelling che funziona?

Il primo video ha avuto quasi 152.000 visualizzazioni in quattro mesi; la pagina Facebook ha raggiunto quasi 280.000 likes. I numeri ci sono, ma è evidente che il successo dell’operazione risieda più nell’idea che nella sua effettiva realizzazione. Il filmgame manca dei due aspetti fondamentali: la storia e il gioco.

Non c’è gioco in un percorso già disegnato, così come non c’è storia in una sceneggiatura piena di lacune e che tenta solo di stupire con atmosfere misteriose, senza però aggiungere un reale intreccio.

Streamit, piattaforma tv innovativa e gratuita, ha partecipato al lancio su Facebook dell’operazione Vigorsol. Le condivisioni e i likes sono molti, ma i post di Facebook sono per lo più condivisioni di immagini pescate in rete con aggiunta di didascalie simpatiche.

Congiuntamente al sito, però, la pagina Facebook lancia il secondo step di the House of Mystery: il concorso a premi. Come nella migliore delle tradizioni, ecco che inserendo il codice sul pacchetto si partecipa all’estrazione di un viaggio a Los Angeles, cene con delitto e t-shirt.

In sintesi, lo storytelling di House of Mystery è pressoché inesistente. Il carattere manca del tutto. Perfino sulla pagina Facebook si legge «Niente è come sembra» eppure, terminato il filmgame interattivo, ci si rende conto che è davvero tutto come sembra: un film su YouTube a basso budget, con un grande nome dietro e un risultato mediocre.

Nonostante il follow-up sui social network, probabilmente dettato più dal concorso a premi e dalle partecipazione visual (che tanto va di moda ultimamente come testimoniato dalla sempre più folta rappresentanza di marchi su Instagram e Pinterest) che dalla narrazione, non potendo accedere ai dati di vendita, non si può dichiarare se questa campagna abbia avuto l’impatto sperato dal punto di vista del marketing.

Uno dei pilastri di una simile operazione, come Jenkins ci insegna, è che il transmediale funziona al meglio solo con una storia ben scritta. Il copione dietro un’operazione transmediale (che non equivale alla sua sceneggiatura) non deve avere solo i tratti di una trama avvincente, ma deve fornire cue in tutti i suoi elementi dispersi per permettere al fruitore (Viewer/User/Player) di poter godere del concerto suonando, al contempo, una piccola parte nell’orchestra.

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