Ma può cambiare il mondo.

Quale può essere il vero motore del cambiamento se non l’energia e l’impulsività del bambino che è in noi?

È con queste premesse che si è svolto, lo scorso 28 settembre al Maxxi di Roma, la terza edizione del TEDxTransmedia, curato da Nicoletta Iacobacci e il cui tema è stato WEkids: Dreamers, Geeks and Mindshifters.

Al TEDxTransmedia non si è parlato di come creare prodotti transmediali, ma di cosa il transmediale sia capace di fare in mano alle persone giuste: rendere più facile cambiare il mondo e fare la differenza.
Ci sono riusciti, per esempio, alcuni giovani ospiti della St. George’s International School tra i 12 e i 16 anni che hanno ammutolito la platea mostrando il cambiamento che sono riusciti a compiere, chi in Africa chi nella periferia di Roma.

Alison Norrington

I dreamers, tra cui Alison Norrington e Øyvind Olsholt, hanno messo in evidenza le potenzialità sopite del bambino che è in noi. L’impulsività, l’elasticità mentale e la sorpresa possono essere messe al servizio della creatività dell’adulto.

Rhianna Pratchett, tra i geeks, ha sottolineato i limiti che spesso frenano l’ascolto dell’inner child. Il caso specifico è rappresentato dagli scrittori dei videogiochi che devono uscire dai limiti imposti, perché to define is to limit.

Tra i mindshifters, il professor Derrick de Kerckhove ha posto l’attenzione sulle influenze digitali che, se recepite, ci permettono di vedere dove stiamo andando e come ci stiamo evolvendo.

Il break pomeridiano è cominciato con un intervento non in programma. Salvatore  Iaconesi è però un dreamer, un geek e un mindshifter e ha incantato il pubblico, presentando la sua Cura Open Source.

«Prendete le informazioni sul mio male, se ne avete voglia, e datemi una CURA: fateci un video, un’opera d’arte, una mappa, un testo, una poesia, un gioco, oppure provate a capire come risolvere il mio problema di salute. Artisti, designer, hacker, scienziati, dottori, fotografi, videomaker, musicisti, scrittori. Tutti possono darmi una CURA.»

Ma perché transmedia è una brutta parola? Non sono stati pochi gli speaker ad averlo affermato. C’è chi ha detto che suona male, chi ha coniato il termine trance-media e chi la giudica brutta perché è solo un nuovo modo per definire qualcosa esistente dagli inizi della nostra cultura. Definire qualcosa transmediale ci aiuta a inquadrare uno storytelling ben preciso o, ancora una volta, to define is to limit?

Per Subvertising, ho voluto quindi intervistare due facce della medaglia del transmediale: Alison Norrington, brillante scrittrice specializzata in transmedia storytelling e il professore Derrick de Kerckhove, filosofo e teorico dei nuovi media. Le interviste verranno presentate su I Suck at Transmedia a breve. In conclusione, offriremo anche il punto di vista della curatrice dell’evento, Nicoletta Iacobacci, che ci ha gentilmente concesso una breve intervista.

Su tedxtransmedia.tumblr.com è presente una review completa dell’evento.

Ringrazio particolarmente Matteo Piselli, fotografo dell’evento.

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