Anna è una brava studentessa: ha passato cinque anni all’università e si è laureata da poco con lode in Editoria e Scrittura presso la facoltà di Lettere. Banale.

Anna è reduce dell’ordinamento 509 che le ha consentito, durante i tre anni della laurea breve, di sostenere più di quaranta esami. Non solo, Anna è (era) iscritta alla Sapienza di Roma, motivo per cui, di questi quaranta esami, più i dodici del biennio magistrale, circa la metà avevano programmi discordanti, professori assenti, appelli inesistenti. Fortunatamente, come dicevamo, Anna è una brava studentessa e anni di filologia, linguistica, biblioteconomia e informatica umanistica le hanno fornito i giusti strumenti per fare ordine nella giungla burocratica dei suoi cinquantadue esami.

Anna in questi cinque anni non ha solo studiato. Si è rimboccata le maniche e ha acquisito nuove competenze. Durante gli ultimi anni di liceo ha iniziato per gioco e passatempo un lavoro che è diventato, con il tempo, sempre più serio e importante e che le ha permesso di costruirsi una buona rete di contatti e, successivamente, di pagare l’affitto.

La storia è ora meno banale, più avvincente: l’eroina ha dovuto superare ostacoli e avversità pur di raggiungere l’ambito traguardo.

Ma dopo il traguardo, cosa c’è?

Anna, dopo la laurea, è decisa ad abbandonare la sua prima occupazione o, quantomeno, a integrarla con gli studi fatti. Inizia a inviare alcuni CV, sperando in risposte e colloqui.

È fortunata: a lei nessuno ha proposto, come a un suo amico e collega, uno stage di 30 ore settimanali con rimborso spese di 30 euro senza previsione di assunzione.

Il suo curriculum non è scarno di esperienze formative, lavorative e tirocini, eppure manca qualcosa: la storia di Anna. Il suo percorso non è solamente un elenco di lavori e studi. Anna, come ognuno di noi, ha da raccontare la sua esperienza: perché l’azienda X dovrebbe volerla assumere? Perché la casa editrice Y dovrebbe avere bisogno proprio di lei per poter immettere nuova benzina nel suo motore redazionale?

Molto sta nella capacità dell’addetto alle risorse umane, figura non sempre prevista nelle piccole società, ma moltissimo è responsabilità di Anna.

Lo storytelling può aiutarci?

Anna è il mio terzo nome (il secondo non lo dirò mai) e appartiene alla persona che ha acquisito la consapevolezza che il proprio curriculum non racconta poi molto. Come può aiutarmi lo storytelling nella stesura del mio CV o, meglio, della lettera di presentazione?

Ogni storia ha una sua struttura e alcuni nodi ben precisi: presentazione dell’eroe, climax, risoluzione del conflitto, conclusione.

mythquest

Come poter sfruttare gli strumenti tipici dello storytelling per vendere sé stessi?

La lettera di presentazione: l’abstract della tua storia professionale.

La lettera di presentazione, o di accompagnamento, a cui allegare il proprio curriculum, deve essere la base da cui partire per poter costruire la tua identità. Dev’essere sinteticaincisiva ma completa. Il curriculum rimarrà un elenco di esperienze lavorative e formative ma sarà supporto fondamentale della nostra lettera, le darà valore e fondamento. Per rimanere in tema: la lettera di presentazione è l’abstract della tesi, il curriculum la sua bibliografia.

Chi siete, cosa avete fatto, cosa volete fare.

Nel mio lavoro ho collaborato con numerosi tipi di persone: il più delle volte sfruttatori o incompetenti, spesso anche professionisti seri e da cui ho imparato molto, raramente (un paio?) figure di riferimento da ammirare e invidiare. Solo una persona però, durante un colloquio, mi ha chiesto: «ma tu, al di là di ciò che hai fatto nella vita e di ciò che è spendibile sul mercato, cosa vorresti fare? Cosa ti piacerebbe fare?»

È raro incontrare persone simili, tanto che nel pot-pourri di cose che faccio o ho fatto, ho dovuto pensarci un po’. Tuttavia, in un colloquio, anche cinque secondi sono un tempo lunghissimo, e quindi in fretta ho dato una mia risposta: arzigogolata e confusa. Fortuna che il colloquio non si limitasse a quella mia risposta, ma a tutta la conversazione amabilmente avuta in 45 minuti, altrimenti avrei fatto la figura della peggiore citrulla sul mercato.

Nella lettera di presentazione, e durante il colloquio, spiega chi sei, cosa hai studiato e fatto nella vita. È vero, il più delle volte, specie se ambisci a un posto come ingegnere meccanico in Fiat, può essere inutile raccontare che hai studiato violoncello per anni. Perché, però, non raccontare che siete un capo scout? Vinto il pregiudizio, motiverai le tue capacità relazionali, dimostrando di saper gestire il singolo come il gruppo e avendo sviluppato skill gestionali, organizzative e sociali. E ancora: se durante gli anni dell’università hai svolto attività di volontariato o di ricerca o di svago che ti hanno portato lontano nel mondo, raccontalo. Posti nuovi stimolano nuove idee e aprono la mente. Quell’esperienza ti ha formato e ti ha sicuramente lasciato molto: raccontaci cosa.

Non solo: scrivere di aver svolto una data mansione non dice nulla sul come l’hai portata avanti. Potresti essere stato un disastro o, al contrario, aver portato al tuo datore di lavoro notevoli vantaggi: quali? Al di là della specificità di ciò che ti era richiesto, racconta di come hai alzato le visite del portale con cui hai collaborato e di quante persone hai fatto iscrivere a quell’evento grazie alla tua idea vincente. Sul curriculum avrai solamente scritto «Giornalista presso Testata XY» o «PR presso BlaBla» e avrai omesso un particolare fondamentale.

Dicci, infine, cosa vuoi fare e motiva la tua ambizione con le tue capacità: il curriculum parla chiaro e il resto lo farà la formazione. Se l’azienda in questione è seria e se ti ritiene una persona valida, a questo punto vorrà investire su di te. Nessuno nasce pronto per un posto di lavoro, specialmente gli studenti appena usciti dall’università.

Tutti raccontiamo storie, anche quando non pensiamo di farlo. Scorri il tuo profilo su Facebook o su Instagram: non è la tua storia quella? Le considerazioni fin qui fatte sono piuttosto generiche: individuare i propri punti forti e renderli coerenti in un racconto.

Se lavori nell’ambito della comunicazione, poi, è un altro paio di maniche.

Sei un grafico o un animatore? Presentati con un video. Lunamargherita ha raccontato della sua famiglia, spiegando con successo il perché sia arrivata a fare dituttounpo’.

Sei un copywriter? Avere un blog è fondamentale: puoi fornire articoli utili e, al contempo, raccontarti: My Social Web di Riccardo Esposito è uno degli esempi migliori. Tramite il sito possiamo immaginarci Riccardo come persona e siamo quindi più invogliati a scegliere lui per i suoi servizi, piuttosto che un’agenzia qualsiasi.

Crea una tua immagine, magari un tuo brand, quindi raccontaceli.

Riuscire a sostenere un colloquio con il proprio gatto è già un buon esercizio.
Riuscire a sostenere un colloquio con il proprio gatto è già un buon esercizio.

Non esiste una ricetta precisa, ovviamente. Prova a guardarti dall’esterno: che tipo di persona sei? Cosa puoi offrire e come puoi raccontarti? Cosa può renderti originale nel mare magnum di curricula che ogni giorno affollano le caselle postali delle aziende?

E il tuo curriculum che storia racconta?

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...