Nella società delle reti è apparsa ormai da tempo l’esigenza improcrastinabile di ibridare gli antichi paradigmi pre-tecnologici con gli attuali – e in continua evoluzione – modelli digitali. Questa ibridazione è già in atto da tempo su diversi fronti, ma proprio nei campi umanistici, dove più che altrove sarebbe necessario abbandonare un po’ di quello snobismo tipicamente intellettuale e la comune diffidenza dei non addetti ai lavori, questo processo tarda a prendere piede, ad acquisire valore scientifico e quindi a esistere.

In particolare, i beni culturali, la cui valorizzazione e promozione specie in Italia diventano argomento urgente e importante, toccando la politica e l’economia tanto quanto la storia e lo studio di settore, rappresentano uno dei campi più fecondi dove poter seminare nuove tecnologie, a uso e consumo dell’utente (il visitatore di un museo, per esempio).

In poche parole: il museo si può rinnovare grazie al digitale, dal quale può trarre punti di forza e al quale – al contempo – può insegnare.

È compito di noi umanisti tendere verso questi nuovi paradigmi digitali. Le scienze umanistiche comprendono e rielaborano il valore culturale di un’epoca: grazie a loro leggiamo e interpretiamo l’eredità (heritage) di un periodo, vicino o lontano. Ed è quindi nostro compito quello di sfruttare nuovi strumenti per poter rendere facilmente accessibile il patrimonio culturale, oggi e domani. Non si tratta di dimenticare il passato e di fiondarsi a capofitto nel futuro, con esaltazione e senza logica, ma di sfruttare con rigore scientifico nuovi strumenti che possano dare nuova vita all’impresa culturale troppo spesso bistrattata.

Sono anni che, seppur in un stato embrionale, il digitale ha aperto nuove porte all’accessibilità (e quindi alla valorizzazione) del patrimonio culturale. Basti pensare alle ricostruzioni archeologiche in 3D, che ci consentono di ricostruire in toto siti archeologici scomparsi da anni e che, invece, grazie a misurazioni e fonti, possono rivivere ai nostri occhi.

Fin qui si tratta quasi di una banalità: il mastodontico carrozzone culturale deve rinnovarsi con i moderni mezzi della moderna tecnica. La sfida è riuscire a creare realmente un prodotto che diventi culturale e tecnologico, a uso consumo del presente e del futuro e che non dimentichi gli imperativi economici dell’impresa.

Un tentativo, indipendente, è quello di TuoMuseo: un progetto di gamification applicato ai beni culturali. TuoMuseo si presenta come piattaforma digitale gratuita, ludica e partecipativa dove

la domanda e l’offerta si incontrano e insieme diventano protagonisti e co-creatori di Bellezza.

TuoMuseo

TuoMuseo si basa su un motore open source che promette di creare una nuova esperienza utente per il visitatore, nonché di diventare aiuto fondamentale nella mappatura del nostro patrimonio culturale e della sua utenza (con dati inseriti dagli utenti o dai gestori stessi delle istituzioni museali o sfruttando quelli di banche dati internazionali quali wikipedia ed Europeana).

Il progetto sembra quindi assicurare divertimento ed engagement lato-utente, sia profilazione lato-museo: entrambi aspetti fondamentali per la salvaguardia dell’istituzione museale. Per maggiori informazioni sul progetto, rimando al TuoMuseo o alla TuoMuseo su SlideShare. Per partecipare e sostenere TuoMuseo, invece, visitate pure la pagina di WithYouWeDo di Telecom Italia, dedicata all’iniziativa.

In conclusione: la luce in fondo al tunnel si intravede. Proprio durante la stesura di questo breve articolo, infatti, TuoMuseo è stato selezionato tra i 12 progetti vincitori del Progetto iC di Fondazione Cariplo. Incrociamo le dita! (Tra gli altri, poi, spicca anche ArtStories, delizioso progetto dedicato ai bambini).

Ennesimo post scriptum: proprio di oggi è la notizia dell’incremento dei fondi per la ricerca e l’innovazione nei beni culturali (si parla di più di 100 milioni di euro) disponibili nell’ambito di Horizon 2020.


Tra le fonti, rimandiamo all’articolo del prof. Giovanni Ragone Università, heritage, infrastrutture digitali: l’iniziativa di DigiLab nonché all’ottimo I cantieri della memoria di Capaldi, Ilardi, Ragone (Liguori Editore).

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...