Oniride esce a riveder la Notte Stellata 

Oniride esce a riveder la Notte Stellata 

L’esperienza di realtà virtuale immersiva di Oniride alla Van Gogh Alive — The Experience di Roma

Van Gogh Alive – The Experience, prodotta da Grande Exhibitions e Ninetynine, è la mostra multimediale più visitata al mondo. Un racconto che si snoda attraverso tremila immagini in alta definizione proiettate negli ambienti del Palazzo degli Esami, a Trastevere.

Nei venerdì di marzo (ultimo appuntamento il 24 marzo, dalle 19 alle 23, presso Van Gogh Alive – The Experience) la mostra si è arricchita di un’ulteriore e affascinante esperienza, grazie al progetto Inside painters: Van Gogh realizzato da Oniride. Sfruttando la tecnologia HTC Vive, l’utente si ritrova protagonista di diverse scene ispirate alla famosa tela di Van Gogh. La raffigurazione della Notte Stellata è stata ricostruita attraverso scansioni del dipinto ad altissima definizione e a rilievi compiuti con elevato ingrandimento su singole porzioni di quadro.

I dispositivi di interazione e fruizione dell’ambiente virtuale sono il visore HTC Vive e le cuffie audio surround che trasportano il pubblico nelle scene. L’esperienza, che dura circa 90 secondi, è quasi onirica. Ispirata alle texture, alle forme e alle pennellate materiche di Van Gogh, la ricostruzione è sfalsata su più piani di profondità, consentendo così l’immersione in uno spazio tridimensionale tutto intorno all’utente. Dopo i primi secondi di ambientamento, si è portati a esplorare lo spazio, camminare, toccare gli elementi presenti.

Le scene non sostituiscono, né hanno la pretesa di farlo, la fruizione dell’originale. Tuttavia rappresentano un nuovo punto di vista, di grande impatto visivo ed emotivo, per scoprire l’autore o – nel caso dei più piccoli – per avvicinarsi alla sua opera.

L’esperienza nasce infatti come pilota del progetto Inside Painters: un viaggio immersivo in realtà virtuale all’interno dei più importanti capolavori dell’arte pittorica.

Il concept alla base del progetto viene suggerito proprio dal nome. “Inside painters” significa guardare con gli occhi del pittore, immergersi nella sua mente, nel suo sguardo e vedere il risultato della sua creazione da una prospettiva diversa. È questo l’obiettivo di Oniride: offrire nuove visuali per la cultura, proponendo contenuti di realtà virtuale, aumentata e ibrida per la valorizzazione, conservazione e maggiore accessibilità del patrimonio culturale.

Annunci

TEDxTransmedia 2013? No transmedia at all

TEDxTransmedia 2013? No transmedia at all

TEDxTransmedia 2013 Dangerously EthicalSe osavate sperare che il TEDxTransmedia di quest’anno parlasse di transmedia storytelling o, più in generale, di tecniche di storytelling applicate ai media convergenti, avete riposto male le vostre aspettative.

Quest’anno il format indipendente del TED dedicato al transmediale, che avrà luogo il 27 settembre nella eccezionale Villa Farnesina a Roma, storica sede dell’Accademia dei Lincei, ha come titolo «Dangerously Ethical». 

L’obiettivo di Nicoletta Iacobacci, curatrice dell’evento, è quello di generare

a wide-reaching and interdisciplinary conversation that can help overcome any fear about a super-technological future and inspire people with the tools to help create a future they want to live in.

L’intento è sicuramente nobile e i talks saranno senza dubbio interessanti e stimolanti, ma il focus è ormai del tutto svincolato dall’idea che la parola nel titolo dell’evento suggerisce. Non fa che confermarsi la delusione, smorzata giusto da qualche intervento, che già due anni fa serpeggiava tra i vari invitati al convegno che, digiuni del programma di sala, si aspettavano consigli pratici per gli addetti ai lavori.

Il transmedia storytelling è sicuramente il trend del momento, lo sappiamo: si è ormai configurato come un certo modo di fare marketing che da qualche anno viene proposto per molte categorie di prodotti, in primis dall’industria dell’entertainment. E al TEDxTransmedia va sicuramente attribuito il merito di aver posto l’accento su aspetti non propriamente commerciali riguardo l’argomento: ma è abbastanza?

Chi lavora nell’ambito della comunicazione, della didattica e non solo (penso, per esempio, alla valorizzazione dei beni culturali e del patrimonio artistico) rappresenta ancora un pubblico abbastanza digiuno di digital storytelling ed è a loro che ci si aspetta debba indirizzarsi un evento come il TEDxTransmedia, riuscendo a dare linee guida utili per sfruttare uno strumento potente ancora nelle mani di pochi.

Il transmedia storytelling usa una narrazione per creare un contesto, una sorta di dialogo completamente volto all’audience engagement. Un campo come l’insegnamento tramite un progetto transmediale è ancora poco esplorato: è oggi possibile immaginare una lezione di storia o di letteratura diffusa su più media (numerosi sono i primi esperimenti tentati su Facebook e Twitter, come il live tweeting della Seconda Guerra Mondiale o i più giustamente famosi The Lizzy Bennet Diaries).

The Lizzie Bennet Diaries

D’altronde un approccio simile ha più presa su una giovane platea di studenti rispetto a un libro di testo, specialmente se uno dei teaching media è vivo e vegeto, il professore, e in tempi stretti può modificare la narrazione per adattarla al suo pubblico.

Tornando al TEDxTransmedia di quest’anno: ci aspettiamo grandi ospiti, grandi interventi e un grande convegno al di là del transmedia storytelling. Varrà i suoi 130 euro di quota di partecipazione?

[ENG] TEDxTransmedia – An interview to Rhianna Pratchett

[ENG] TEDxTransmedia – An interview to Rhianna Pratchett

1) Videogames sell more than books today. In your opinion, what videogames storytelling could give to books? And what to transmedia storytelling?

I think it’s actually the other way around and what books could give to videogames and it’s actually in the role of the author. In books, the author gets complete control over the story, over the characters, over the storyworld, but the writer in games is right down the other end of the spectrum: they get no control over everything.

So actually, looking at books and understanding the importance, it’s obvious the importance of an author for a book but it’s not as easy to see the importance of an author for a game. And it’s actually treating writers more like authors of books, for videogames as well, which I think will probably help. So it’s actually kind of the other way round – it’s treating games narrative with the seriousness and the respect that book narrative gets.

2) We observe always more frequently the birth of books integrated with the gaming experience. Do you think that is merely a marketing requirement or a need of the video game medium, unable to tell properly a story because of the way it is structured?

I think it’s interesting you talk about the birth of books and the birth of videogames because I worked on a radio documentary about the birth of the novel in England and how when the novel came out there was this old outcry that women were going to be reading novels all day and not getting any housework done and then there was all this fan fiction that came out around the earliest novels and people would write stories of what the characters did next, and they would put pictures on fans, and they would make up gravestones for characters that had died in the books and they would kind of get obsessional about them. And everyone thought that the novel would lead to the rack and ruin of society, which is kind of how videogames get treated. They get treated as a sort of «it’s going to lead to the moral decline of our youth» in the same way that they said that about video nasties, or rock music, or the waltz. So videogames, like novels, have been scapegoated, and we’re still trying to work our way through that, and still trying to tell the wider world that videogames are about more than just violence, and they can be very powerful storytelling vehicles. And I think actually videogames can have their own brand of transmedia, too. I worked on the Overlord games and certainly with Overlord 2, Overlord: Dark Legends (which is on the Wii), and Overlord Minions (which is on the DS), I was working on all of them at the same time and they took place in the same world as the first Overlord game but in different parts. They had a common lore that was the same and you could play in the Minions game you could play as the minions, and then you could play in Overlord 2 and play as a big overlord and then Overlord Wii and play as the son, and you could sort of play different parts of the story at different time periods, which I think was particularly interesting. So, kind of that – the way that games do it themselves – I think can probably help transmedia, and often games can be a great place to start a transmedia project from: build the game and then see if it can work in other media as well. For example I’ve always thought that there are games that could make a great TV series or a movie or something like that. But I think it’s important to have a strong core product at the centre and then build that out, and video games are so good at creating a storyworld – and you can create such a big storyworld in a videogame that I think they’re perfect fodder for transmedia.

Photo by Matteo Piselli, www.ibridodigitale.com

[ENG – ITA] TEDxTransmedia – An interview to Alison Norrington

[ENG – ITA] TEDxTransmedia – An interview to Alison Norrington

«Transmedia» è una buzzword e sembra che qualsiasi cosa resa transmediale possa diventare virale in un attimo. Ma la narrazione dov’è finita? Quando hai creato Sophie, per il tuo Staying Single, è stato più per il bene della narrazione o per marketing?

È stato sicuramente per il bene della narrazione, perché Sophie era il mio personaggio principale. Non avevo realmente una strategia quando ho iniziato quel progetto. Ho solo provato a far vivere Sophie in quante più piattaforme potessi. Alla fine del progetto, ho trovato due forum che i lettori avevano creato per conto loro per parlare della storia. Ho capito che ero troppo autoritaria.

Sophie era decisamente il cuore della storia. Ogni tipo di marketing che è venuto dal personaggio, è venuto in modo virale e organico. Che per me è la cosa migliore.

A proposito di tecniche di scrittura, cambia qualcosa tra un romanzo tradizionale e uno transmediale? Ci sono dei consigli che vorresti dare ai giovani autori?

Cambia molto. I miei primi romanzi erano libri tradizionali. Non avevo bisogno di ascoltare cosa i lettori pensassero, non avevo bisogno di considerare troppo la mia storia. Scrivere qualcosa di transmediale significa che devi conoscere molto di più del tuo mondo e dei tuoi personaggi. È quello che chiamiamo iperdiegesi: ciò che mostriamo nel creare una storia è solo la punta dell’iceberg. C’è molto al di sotto che non mostriamo. J.K. Rowling l’ha fatto con Harry Potter.

Per uno scrittore il mio consiglio sarebbe quello di prendersi il giusto tempo per capire il mondo, capire i personaggi e avere un forte tema centrale per la storia. Anche perché senza un forte nucleo, nel viaggiare attraverso le piattaforme, la storia tende a indebolirsi.

Sappiamo che dobbiamo avere una grande storia per fare un buon progetto transmediale. Quali sono qualità di una buona storia per un buon progetto transmediale?

Non tutto è adatto a essere reso transmediale. Se hai una storia che pensi debba essere sviluppata in più di un libro, per poter creare un mondo più grande, se vuoi narrare la storia da differenti prospettive, puoi aggiungere un libro dalla prospettiva di un altro personaggio, una intera web series che dà la stessa storia da un’altra prospettiva, ma qualcosa che funziona già come un solo film, un solo libro, non deve essere necessariamente reso transmediale. Occorrono buoni personaggi, un buon conflitto e un buon tema centrale.

*

Transmedia is a buzzword now, and it seems that making something transmedia could be a great way to go viral. When you created Sophie for your Staying Single, was it more for the sake of fiction or for marketing?

It was definitely for the sake of fiction, and because she was my central character. I didn’t really have a strategy when I did that project. That was part of my master’s degree and I just tried to let Sophie live as many platforms as she could. There were a lot of platforms I chose that were just completely dead, nobody visited. There are others where I’d created forums where I wanted people to speak to Sophie and they were dead despite me going in in different voices and trying to get people to talk. Near the end of the project, I found two forums that the readers had set up on their own where they were talking about the story. So I learned that I was a little too bossy: that I was trying to tell them where to talk. So Sophie was definitely the heart of the story. Any marketing that came from her character, came quite virally, quite organically. Which for me was the perfect scenario.

Speaking of writing technique, does it change something between a traditional fiction and a transmedia one? Are there any advices would you give to young authors?

It does change a lot. My first three novels was straight books and I didn’t need to listen what the readers thought about them. I didn’t need to consider so much about my story. Writing something with a transmedia heartbeat to it means that you need to know a lot more about your storyworld and your characters. And there is something called hyperdiegesis which means when you create a story-world, and all you show is the very tip of the iceberg, and there’s low down beneath that you don’t show. And JK Rowling did that with Harry Potter. She said that there’s a lot of the world that she created that she still hasn’t shown. So my tip would be take the time to understand your world, understand your characters and to have a very strong core theme to your story. Because as it travels across platforms, it does become weaker if you don’t have that core theme.

We are aware that we must have a great story behind in order to make a good transmedia project. What are the qualities of a great story for a good transmedia project?

The quality of a great story for a transmedia project. Not everything is suited to go transmedia and I don’t think that everything should try to be applied. But if you’ve got a story where you feel you can build it out to more than one book, or where you can build the world to be wider than just one little snap-shot of the character’s life… if you feel you can tell the story from different perspectives, so you may have a book from one character’s perspective, a whole web series that gives the same story from another character’s perspective… but some things are just meant to be one movie, one book and not to try to apply transmedia technique, to everything. But good conflict, good core theme, and the premise that you can build a world are things that I would look for.

Our life is a transmedia experience, said someone. But are there any stories that can’t be translated? And what are the elements that a story must have to be “transmedia”?

It’s a good point. Funnily people say to me “I write documentary, I write non-fiction. How can I apply transmedia to that?” And I say, “You know, there are museums that actually are using transmedia techniques to bring their artifacts to life… and sometimes non-fiction and documentary the facts are already there. You can Wikipedia or Google the historical story behind something or some place. So I think that, to say what I said before, to know that you have a strong story, a good core theme, but that you can build it out beyond one thing. It can be built to a wider world. Lots of opportunities for immersion, lots of opportunities for extraction – where people can jump in and swim around in the story for a bit, and also where people can take parts of the story and pull it out, and they can actually own parts of the story.

Photos by Matteo Piselli, www.ibridodigitale.com

Transmedia is an ugly word.

Transmedia is an ugly word.

It can change the world, though.

Is there really something better than our inner child’s energy and impulsiveness capable of driving the change?

With these premises the third edition of TEDxTransmedia took place last 28th September at the Maxxi in Rome. The event has been organized by Nicoletta Iacobacci and its theme was WEkids: Dreamers, Geeks and Mindshifters.

At TEDxTransmedia the subject was not about how to create transmedia products, but about what the right people can do with transmedia: make easier to change the world and make the difference.

For example, some young guests from St. George’s International School between 12 and 16 years old managed to do it. They showed to the speechless audience how they changed and improved some areas in Africa and in the Roman suburbs.

The dreamers, such as Alison Norrington e Øyvind Olsholt, pointed out our inner child’s hidden potentialities. Adults’ imagination can use impulsivity, quickness and wonder.

Rhianna Pratchett, among the geeks, emphasized the limits blocking the listening to the inner child. For instance the videogame writers have to cross the fixed limits, because «to define is to limit».

Among the mindshifters, professor de Kerckhove underlined the digital influences that, once recognized, can make us see where we are going and how we are evolving.

In the afternoon the break started with an unexpected speech from Salvatore Iaconesi, a dreamer, a geek and a mindshifter who enchanted the audience presenting his The Cure Open Source. «Grab the information about my disease, if you want, and give me a CURE: create a video, an artwork, a map, a text, a poem, a game, or try to find a solution for my health problem. Artists, designers, hackers, scientists, doctors, photographers, videomakers, musicians, writers. Anyone can give me a CURE.»

http://www.artisopensource.net/cure/

But why is transmedia an ugly word? Several speakers stated that. There are people saying it sounds bad and finding it ugly because it’s just a new way to define something existing since the beginning of our culture — someone even created the word “trance-media”. Does defining something as transmedia help us setting a specific storytelling or, again, «to define is to limit»?

Therefore Subvertising wanted to interview two sides of the same transmedia coin: Alison Norrington, a brilliant writer specialized in transmedia Storytelling and professor Derrick de Kerckhove, philosopher and theorist of the new media. Finally we have the point of view of the curator of the event, Nicoletta Iacobacci, who kindly granted us an interview.

Transmedia è una brutta parola.

Transmedia è una brutta parola.

Ma può cambiare il mondo.

Quale può essere il vero motore del cambiamento se non l’energia e l’impulsività del bambino che è in noi?

È con queste premesse che si è svolto, lo scorso 28 settembre al Maxxi di Roma, la terza edizione del TEDxTransmedia, curato da Nicoletta Iacobacci e il cui tema è stato WEkids: Dreamers, Geeks and Mindshifters.

Al TEDxTransmedia non si è parlato di come creare prodotti transmediali, ma di cosa il transmediale sia capace di fare in mano alle persone giuste: rendere più facile cambiare il mondo e fare la differenza.
Ci sono riusciti, per esempio, alcuni giovani ospiti della St. George’s International School tra i 12 e i 16 anni che hanno ammutolito la platea mostrando il cambiamento che sono riusciti a compiere, chi in Africa chi nella periferia di Roma.

Alison Norrington

I dreamers, tra cui Alison Norrington e Øyvind Olsholt, hanno messo in evidenza le potenzialità sopite del bambino che è in noi. L’impulsività, l’elasticità mentale e la sorpresa possono essere messe al servizio della creatività dell’adulto.

Rhianna Pratchett, tra i geeks, ha sottolineato i limiti che spesso frenano l’ascolto dell’inner child. Il caso specifico è rappresentato dagli scrittori dei videogiochi che devono uscire dai limiti imposti, perché to define is to limit.

Tra i mindshifters, il professor Derrick de Kerckhove ha posto l’attenzione sulle influenze digitali che, se recepite, ci permettono di vedere dove stiamo andando e come ci stiamo evolvendo.

Il break pomeridiano è cominciato con un intervento non in programma. Salvatore  Iaconesi è però un dreamer, un geek e un mindshifter e ha incantato il pubblico, presentando la sua Cura Open Source.

«Prendete le informazioni sul mio male, se ne avete voglia, e datemi una CURA: fateci un video, un’opera d’arte, una mappa, un testo, una poesia, un gioco, oppure provate a capire come risolvere il mio problema di salute. Artisti, designer, hacker, scienziati, dottori, fotografi, videomaker, musicisti, scrittori. Tutti possono darmi una CURA.»

Ma perché transmedia è una brutta parola? Non sono stati pochi gli speaker ad averlo affermato. C’è chi ha detto che suona male, chi ha coniato il termine trance-media e chi la giudica brutta perché è solo un nuovo modo per definire qualcosa esistente dagli inizi della nostra cultura. Definire qualcosa transmediale ci aiuta a inquadrare uno storytelling ben preciso o, ancora una volta, to define is to limit?

Per Subvertising, ho voluto quindi intervistare due facce della medaglia del transmediale: Alison Norrington, brillante scrittrice specializzata in transmedia storytelling e il professore Derrick de Kerckhove, filosofo e teorico dei nuovi media. Le interviste verranno presentate su I Suck at Transmedia a breve. In conclusione, offriremo anche il punto di vista della curatrice dell’evento, Nicoletta Iacobacci, che ci ha gentilmente concesso una breve intervista.

Su tedxtransmedia.tumblr.com è presente una review completa dell’evento.

Ringrazio particolarmente Matteo Piselli, fotografo dell’evento.

Ottobre: eventi transmediali

Ottobre: eventi transmediali

Ottobre sembra un mese particolarmente promettente per gli eventi legati al transmedia storytelling, al cross-mediale e, in generale, ai nuovi media.

Settembre si è concluso in grande con il TEDxTransmedia, al Maxxi di Roma. L’evento è stato ricco e stimolante. Gli addetti ai lavori nei campi dell’editoria si sono però trovati spiazzati: di transmediale non si è parlato granché. Si è parlato delle sue potenzialità come change maker. Presto, comunque, pubblicherò un breve resoconto corredato da un paio di interviste. Per una review completa, invito a visitare il sito ufficiale dell’evento.

Sabato scorso, il TEDx ha visto un altro brillante esempio italiano: il TEDxBologna, il cui tema è stato Passione e creatività.

Gli eventi a venire sono, ahimè, tutti all’estero.

Questa settimana Londra ospiterà dal 16 al 19 ottobre il Power to the Pixel mentre a Los Angeles, dal 17 al 19, si terrà lo Storyworld Conference, che annovera relatori quali Jeff Gomez, Alison Norrington (che ho avuto il piacere di intervistare) e Lance Weiler.

Sempre a Londra, dal 26 al 27 ottobre, si terrà il London Transmedia Fest e il 6 novembre (ok, non è più ottobre) a Gand, ci saranno i DIY Days Ghent, che sembrano decisamente promettenti. In più sono gratis! I DIY Days Ghent sono un evento dei Creative Media Days che raccoglie eventi, tra cui il TEDxBrussels, tra Ghent e Brussels, tra il 6 e il 15 novembre..

Questi eventi sono casi isolati, per un’élite di addetti ai lavori o reali momenti di confronto? E tu, parteciperai a qualcuno di questi eventi?