Father and Son – Quando il museo incontra il videogioco

Father and Son – Quando il museo incontra il videogioco
Father and Son
Father and Son

English version below.

Father and Son – The Game è un videogioco narrativo in 2D a scorrimento laterale che segue il viaggio di un figlio alla scoperta di un padre archeologo che non ha mai conosciuto. Durante l’esperienza, il protagonista attraversa diverse epoche storiche: dall’antica Roma, all’Egitto, passando per l’età borbonica fino alla Napoli di oggi. Quella che inizia come un’esperienza personale diviene così una storia universale e senza tempo, dove il presente ed il passato si alternano in una serie di scelte significative per il giocatore stesso.

Non è solo questo però a rendere Father and Son un contenuto unico, ma il fatto di essere il primo videogioco a essere prodotto e distribuito da un museo archeologico.

Il Mann (Museo Archeologico Nazionale di Napoli), uno dei più importanti siti d’arte al mondo, con le sue straordinarie collezioni provenienti da Pompei ed Ercolano, è il primo museo archeologico a produrre un videogame destinato al pubblico internazionale di tutte le età.

Father and Son, realizzato in inglese e italiano, sarà rilasciato gratuitamente e senza contenuti pubblicitari a marzo 2017 su Apple Store e Google Play.

Il progetto è sviluppato da TuoMuseo, realtà internazionale già vincitrice del bando Innovazione Culturale di Fondazione Cariplo per lo sviluppo di soluzioni innovative in ambito culturale. Al gioco stanno lavorando diversi specialisti: Fabio Viola (Electronic Arts Mobile, Vivendi Games Mobile,), Sean Wenham (Ubisoft, Sony), Alessandro Salvati (autore di ADON Project e Anxiety Attack), Arkadiusz Reikowski (compositore delle musiche di Kholat e Layers of Fear).

I contenuti del videogioco sono stati ideati di concerto con il direttore del Mann Paolo Giulierini e con il prof. Ludovico Solima (Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”), che ha contribuito alla redazione del “Piano Strategico 2016-2019” del Museo.

È online anche il sito ufficiale www.fatherandsongame.com dove il visitatore potrà visualizzare un’anteprima dei contenuti del videogioco nonché inviare una lettera ad una persona a lui cara. Un’idea di interazione che si ricollega all’incipit e alla copertina attuale del gioco: un padre che invia una lettera al figlio. Sono state attivate anche la pagina FB (https://www.facebook.com/fatherandsongamee il profilo Twitter (https://www.twitter.com/FatherandSonVG) del gioco.

Un videogioco per un museo e il museo per il videogioco

La comunicazione di Father and Son, sui social, inaugura l’hashtag gamexmuseum. Perché un videogioco per un museo?

Nel Piano Strategico del triennio 2016-2019 del Mann era stata già indicata l’esigenza di raggiungere nuovi pubblici attraverso la tecnologia e la rete, in una prospettiva di audience engagement, cioè di coinvolgimento attivo del visitatore.

Il videogioco, in quanto prodotto e manifestazione culturali, si presta ottimamente ai nuovi obiettivi dell’istituzione museale e la scelta di un’app scaricabile gratuitamente, disponibile anche in inglese, e senza contenuti pubblicitari è uno dei modi più efficaci per intercettare nuovi utenti che magari diventeranno nuovi visitatori. Il videogioco è utile al Museo, lo arricchisce, donandogli nuove sfumature, nuovi livelli di lettura, di gioco e di coinvolgimento.

Ma è vero anche il contrario. Il Museo in questo caso non è solo distributore ed editore, ma è contenuto. Il Mann avrà infatti un ruolo cruciale nella storia del gioco, con le sue celebri opere e l’architettura dei suoi luoghi, divenendo fulcro di piccole e grandi storie attraverso il tempo.

Obiettivi di crescita

Il Mann nel 2017 punta a raggiungere i 500mila visitatori, traguardo sfiorato nel 2016, anno in cui si è registrato un significativo incremento di presenze (452.736 ingressi), con un + 30% circa rispetto all’anno precedente.

«Nel 2016, il fatturato del settore dei videogiochi, a livello mondiale, ha superato i 90 miliardi di dollari, quindi stiamo parlando di cifre veramente significative. Secondo l’associazione di settore (AESVI) in Italia nel 2015 i videogiochi hanno interessato circa 18 milioni di persone, cioè oltre un terzo della popolazione adulta, con più di 14 anni. Se il videogioco promosso dal Mann, che ricordo sarà gratuito e senza pubblicità, fosse scaricato dallo 0,5% di questo target potenziale, il museo potrebbe raggiungere circa 90mila persone, che sono molto più di quelle con cui il Mann entra attualmente in relazione, attraverso l’uso dei social media» ha commentato il prof. Ludovico Solima, docente di “Management delle imprese culturali” presso il Dipartimento di Economia dell’Università della Campania.

Father and Son sembra avere tutte le carte in regola per essere un prodotto di altissima qualità. Gli scenari sono interamente disegnati a mano, il finale è influenzato dalle scelte del giocatore e la colonna sonora originale cambia in base all’epoca storica e agli stati d’animo del protagonista.

Non resta che aspettare la primavera e avere un’ulteriore scusa per una gita a Napoli!

Father and Son — The Game is a side-scrolling narrative video game about a boy looking for his father, an archaeologist he never met. The player will go through several time periods — from ancient Rome to Egypt, from the Bourbon’s age to today’s Naples. The game begins as a personal experience, but it slowly becomes an universal and timeless story where past and present intertwine and important choices must be made.

What makes Father and Son even more unique is that it’s the first video game produced and distributed by an archeological museum.

The Naples National Archeological Museum (MANN), well-known for its extraordinary collections from Pompei and Ercolano, is the first archeological museum producing a video game for people of all ages all around the world.

On March 2017, Father and Son will be available in English and Italian for free and without advertising on Apple Store and Google Play.

The project has been developed by TuoMuseo, an international association funded by Innovazione Culturale di Fondazione Cariplo specifically for the creation of culturally innovative solutions. The experts working on it are Fabio Viola (Electronic Arts Mobile, Vivendi Games Mobile), Sean Wenham (Ubisoft, Sony), Alessandro Salvati (ADON Project and Anxiety Attack author), and Arkadiusz Reikowski (Kholat and Layers of Fear composer).

The video game contents have been created by the museum director Paolo Giulierini and professor Ludovico Solima (University of Campania “Luigi Vanvitelli”), who also worked on the museum strategic plan 2016–2019.

On the official website www.fatherandsongame.com you can see a preview of the video game contents and send a letter to a dear one. This way to interact is inspired by the video game beginning and cover: a father sending a letter to his son. The FB page (https://www.facebook.com/fatherandsongame) and the Twitter account (https://www.twitter.com/FatherandSonVG) are also online.

A video game for a museum and the museum for the video game

Father and Son introduces the hashtag gamexmuseum. Why create a video game for a museum?

The museum strategic plan 2016–2019 already aimed to reach a new target audience on the Internet through audience engagement.

The video game, as a cultural product and manifestation, is perfect for the museum’s new goals. The app — available for free, in English and without advertising — will draw new users and possibly new visitors. It can help and enhance the museum with new ways to involve the audience.

The museum is not only distributor and editor, but also content creator. Its artworks and architecture will have a key role in the video game story.

Growth targets

In 2017, the museum wants to reach 500.000 visitors, a goal almost achieved in 2016 (452.736 visitors), when its numbers increased by 30%.

“In 2016, the international video game revenue exceeded US$90 billion, a considerable amount of money. In 2015, 18 millions people (beyond one third of the population over 14) were video game players in Italy, according to the Italian Games Industry Association (AESVI). If the museum’s video game — which I remind you is for free and without advertising — will be downloaded by 0,5% of this potential target, the museum might reach 90.000 people, more than the current number of people the museum interacts with on the social media” said Ludovico Solima, professor of “Management of Cultural Enterprises,” in the Department of Economics at the University of Campania.

It looks like Father and Son has all it takes to be a high-quality product. The backgrounds are hand-drawn, the player’s choices shape the ending, and the combination of time period and main character’s mood change the soundtrack.

When spring comes we will have yet another reason to visit Naples!

Translated by Andrea Dioguardi

 

Sherlock Holmes & the Internet of Things by Columbia Digital Storytelling Lab

Sherlock Holmes & the Internet of Things by Columbia Digital Storytelling Lab

SherlockPOSTERAbbiamo sempre l’impressione che l’innovazione stia avvenendo altrove, nel mondo. A volte invece avviene proprio qui e ora: in rete e nel mondo reale, in Italia e in Nigeria, in Argentina e negli Stati Uniti. È ciò che stiamo riuscendo a fare grazie al MOOC (massive online/offline collaborationSherlock Holmes and the Internet of Things, esperimento globale del Digital Storytelling Lab della Columbia University.

Le nuove tecnologie possono modificare la narrazione? Come possono interagire degli smart objects nel dipanarsi di una storia immersiva? Come possono collaborare e lavorare in team a uno stesso progetto centinaia di persone sparse in tutto il mondo?

La mentalità che sottende questo progetto è, ovviamente, la collaborazione tipica degli hackathon: creare uno spazio di lavoro e di condivisione eterogeneo per conoscersi, confrontarsi, crescere.

L’evento centrale di questo progetto si svolgerà il 24 e il 25 ottobre prossimi, al Lincoln Center, durante il New York Film Festival. Un crimine avrà luogo e un gruppo di Sherlock Holmes sarà incaricato di risolverlo.

The goal of Sherlock Holmes & the Internet of Things is to build a massive connected crime scene consisting of smart storytelling objects. This fall teams will create, design, build and test prototypes that will be plugged into a number of crime scene locations around the world.

Le parole chiave sono storytelling, in quanto nella scena del crimine sarà fondamentale l’elemento narrativo; game design, in quanto i processi interattivi e di gioco saranno centrali nell’esperienza finale; e maker culture, perché andrà creato un oggetto enhanced che aiuterà a risolvere il caso.

Questo format-prototipo della Columbia, rilasciato sotto Creative Commons, vuole di fatto indagare la possibilità di collaborazione globale e asincrona. È previsto un paper a fine lavori che raccoglierà la documentazione di tutto il lavoro del MOOC, ma anche degli eventuali singoli meetup locali.

I partecipanti del MOOC possono fare tesoro di alcuni utili materiali informativi: per lo più video, ma anche presentazioni, paper e podcast. Questo materiale segue tre tracce principali (Story, Play, Design) e la metodologia di progettazione (empatizzare, definire, ideare, prototipare, testare) è quella del laboratorio Learn Do Share.

Dal momento che il prototipo della Columbia nasce in prima battuta come evento locale, i partecipanti del MOOC sono invitati a organizzare a loro volta meetup nelle proprie città. Dal Digital Storytelling Lab le indicazioni sono abbastanza precise: coinvolgere i luoghi deputati alla ricerca e all’innovazione, come le università, i laboratori o i FabLab.

Anche Roma ha risposto alla chiamata. Grazie al Fab Roma Makers saremo in grado di ospitare storyteller, game designer, interaction designer, attori, performer e chiunque abbia voglia di re-immaginare con noi il mondo di Sherlock Holmes.

Sei della zona di Roma e vuoi partecipare? Ci divertiremo! Rispondi al nostro RSVP sulla pagina ufficiale del Meetup e vieni a trovarci a Roma Makers mercoledì 23 settembre alle ore 19.30.

P.s.: Dai uno sguardo allo stream su Instagram o su Twitter, cercando l’hashtag #sherlockiot.

Barilla lancia Guardatustesso.it, un viaggio dal campo alla tavola

Barilla lancia Guardatustesso.it, un viaggio dal campo alla tavola

Dal campo fino all’arrivo in tavola: Barilla e Y&R ci invitano su Guardatustesso.it a scoprire tutte le tappe del ciclo produttivo dei suoi sughi pronti.
Presentarsi semplicemente con un sito sarebbe stato poco per un’azienda da sempre attenta all’aspetto narrativo ed emozionale della sua promozione e infatti Barilla ha deciso di mostrarci un racconto per immagini (dopotutto: images are still king) diretto ed efficace, avvalendosi della tecnologia di Google Maps Street View e del supporto di National Geographic.

Su Guardatustesso.it siamo presi per mano e condotti lungo il percorso produttivo: tramite Google Maps, possiamo vedere i campi dove basilico e pomodori sono coltivati a perdita d’occhio o le immagini a 360° degli stabilimenti operativi di Rubbiano. Infine, i contenuti video di National Geographic integrano alcuni aspetti della produzione tramite interviste e mini-documentari ad alta qualità.

La piattaforma digitale è usabile, efficace e diretta: punta tutto sull’immagine ma, paradossalmente, poco sull’interattività (le reali leve – e cioè le possibilità dell’utente di influire sul prodotto tecnologico – non esistono). Lo storytelling aziendale è semplice e ben riuscito: l’innovazione ha saputo raccontare la tradizione di un brand che da sempre sposa i valori di famiglia e benessere.

Monet a Pavia: lo storytelling culturale per conoscere l’autore e la città

Monet a Pavia: lo storytelling culturale per conoscere l’autore e la città

Linnea e il giardino di Monet

Da bambina, turista ignara del Musée d’Orsay, del Marmottan e di Giverny, mi era stata regalato un libretto illustrato: Linnea nel giardino di Monet.

Una bimbetta poco più grande ma non tanto diversa dalla Valeria di allora, tale Linnea, ripercorreva la vita e i luoghi di Claude uomo e di Monet artista: dalla sua numerosa famiglia alla sua passione per il Giappone e per le arti figurative orientali che molto hanno ispirato la sua pittura e il suo bon retir a Giverny, dal principio della malattia alla cecità ormai quasi totale che modificò il suo sguardo sul mondo.

Tutt’oggi, grazie a quel libro illustrato, ricordo molti aneddoti di Monet che gli studi, liceali prima e universitari poi, hanno rinfrescato, integrato e arricchito. Il primo imprinting, però, lo devo ancora a Linnea: una storia mi ha raccontato un’altra storia.

Su simili premesse si apre la mostra Monet au cœur de la vie ospitata, dal 14 settembre scorso, presso le Scuderie del Castello Visconteo a Pavia.
Un’esposizione che non solo raccoglie l’insieme di opere prese in prestito da musei di tutto il mondo, ma oltrepassa il perimetro del castello visconteo per raggiungere sei punti nevralgici pavesi con il percorso interattivo Monet in città.

La mostra è un viaggio nel cuore della vita di Monet, raccontato attraverso le voci di sei personaggi chiave del suo percorso umano e artistico.
Gli incontri, i successi, così come i momenti difficili sono stati ricostruiti sulla base di preziose lettere – provenienti dal Musée des Lettres e de Manuscrits di Parigi ed esposte in mostra –  in cui il pittore racconta particolari momenti e stati d’animo della sua vita.

Locandina Monet Pavia

Organizzato da Alef, il doppio percorso espositivo e cittadino della mostra Monet au cœur de la vie rappresenta un buon tentativo di esperienza transmediale che sfrutta la notorietà di un autore per far conoscere la città, e sfrutta la città per raccontare la vita dell’autore.

Quanti bambini, in futuro, si ricorderanno delle lettere tra George Clemenceau e Claude Monet mentre il papà offriva loro un gelato all’ombra della Basilica di San Michele?

I creatori dei The Lizzie Bennet Diaries ci provano ancora. Emma? Approved.

I creatori dei <em>The Lizzie Bennet Diaries</em> ci provano ancora. Emma? Approved.

Emma ApprovedSono passati sette mesi dal centesimo e ultimo episodio dei The Lizzie Bennet Diaries: un Emmy award conquistato come Original Interactive Program, più di una trentina di account disseminati nei vari social network e una grande storia.

Oggi, Bernie Su e Hank Green, creatori di TLBD, non paghi del successo ottenuto finora, ci riprovano con un nuovo progetto, basato ancora una volta su un romanzo di Jane Austen: Emma.

Emma Approved, dopo mesi di lancio (#WhoIsEmma?), attese e peripezie, è finalmente online. Emma è un personaggio che non senza difficoltà definiremmo antipatico, un’eroina che la Austen creò per sé, consapevole di aver disegnato una figura fastidiosa («I am going to take a heroine whom no one but myself will much like.») che, solo con l’evolversi della narrazione, cresce e si fa più amabile.

Questo primo episodio non smentisce il canone. Emma, troppo perfettina e ben lontana da quanto Lizzie ci aveva abituata, apre un canale YouTube e ci racconta le sue vicende di lifestyle coachmatchmaker che già da ora non sembrano essere così fortunate. Esemplare è il dialogo tra Emma e Alex Knightley:

Alex: Who is them?

Emma: The future editors of this documentary.

A.: Okay. And what exactly is that we’re documenting?

E.: My greatness.

A.: For what purpose?

E.: Future achievements.

A.: What type of achievements?

E.: Like when I receive my prestigious Lifetime Achievement Award in Lifestyle Excellence!

Non solo, quindi, seguiremo i tentativi di Emma di creare coppie felici ma ne ascolteremo anche i consigli in merito a moda e lifestyle.

Siamo pronti, con occhi spalancati e orecchie aperte, a goderci questa nuova avventura nell’universo Pemberley?

Potete seguire Emma su Instagram, Twitter, Facebook e sul suo blog.

Sito – http://EmmaApproved.com
Twitter – https://twitter.com/EmmaApproved
Twitter Alex Knightley – https://twitter.com/AlexKnightleyEA 
Facebook – https://www.facebook.com/EmmaApproved
Tumblr – http://EmmaApproved.tumblr.com/
Google + – http://gplus.to/EmmaApproved
Instagram – http://instagram.com/emmaapproved

Non scrivere solo un curriculum vitae: racconta la tua storia.

Non scrivere solo un curriculum vitae: racconta la tua storia.

Anna è una brava studentessa: ha passato cinque anni all’università e si è laureata da poco con lode in Editoria e Scrittura presso la facoltà di Lettere. Banale.

Anna è reduce dell’ordinamento 509 che le ha consentito, durante i tre anni della laurea breve, di sostenere più di quaranta esami. Non solo, Anna è (era) iscritta alla Sapienza di Roma, motivo per cui, di questi quaranta esami, più i dodici del biennio magistrale, circa la metà avevano programmi discordanti, professori assenti, appelli inesistenti. Fortunatamente, come dicevamo, Anna è una brava studentessa e anni di filologia, linguistica, biblioteconomia e informatica umanistica le hanno fornito i giusti strumenti per fare ordine nella giungla burocratica dei suoi cinquantadue esami.

Anna in questi cinque anni non ha solo studiato. Si è rimboccata le maniche e ha acquisito nuove competenze. Durante gli ultimi anni di liceo ha iniziato per gioco e passatempo un lavoro che è diventato, con il tempo, sempre più serio e importante e che le ha permesso di costruirsi una buona rete di contatti e, successivamente, di pagare l’affitto.

La storia è ora meno banale, più avvincente: l’eroina ha dovuto superare ostacoli e avversità pur di raggiungere l’ambito traguardo.

Ma dopo il traguardo, cosa c’è?

Anna, dopo la laurea, è decisa ad abbandonare la sua prima occupazione o, quantomeno, a integrarla con gli studi fatti. Inizia a inviare alcuni CV, sperando in risposte e colloqui.

È fortunata: a lei nessuno ha proposto, come a un suo amico e collega, uno stage di 30 ore settimanali con rimborso spese di 30 euro senza previsione di assunzione.

Il suo curriculum non è scarno di esperienze formative, lavorative e tirocini, eppure manca qualcosa: la storia di Anna. Il suo percorso non è solamente un elenco di lavori e studi. Anna, come ognuno di noi, ha da raccontare la sua esperienza: perché l’azienda X dovrebbe volerla assumere? Perché la casa editrice Y dovrebbe avere bisogno proprio di lei per poter immettere nuova benzina nel suo motore redazionale?

Molto sta nella capacità dell’addetto alle risorse umane, figura non sempre prevista nelle piccole società, ma moltissimo è responsabilità di Anna.

Lo storytelling può aiutarci?

Anna è il mio terzo nome (il secondo non lo dirò mai) e appartiene alla persona che ha acquisito la consapevolezza che il proprio curriculum non racconta poi molto. Come può aiutarmi lo storytelling nella stesura del mio CV o, meglio, della lettera di presentazione?

Ogni storia ha una sua struttura e alcuni nodi ben precisi: presentazione dell’eroe, climax, risoluzione del conflitto, conclusione.

mythquest

Come poter sfruttare gli strumenti tipici dello storytelling per vendere sé stessi?

La lettera di presentazione: l’abstract della tua storia professionale.

La lettera di presentazione, o di accompagnamento, a cui allegare il proprio curriculum, deve essere la base da cui partire per poter costruire la tua identità. Dev’essere sinteticaincisiva ma completa. Il curriculum rimarrà un elenco di esperienze lavorative e formative ma sarà supporto fondamentale della nostra lettera, le darà valore e fondamento. Per rimanere in tema: la lettera di presentazione è l’abstract della tesi, il curriculum la sua bibliografia.

Chi siete, cosa avete fatto, cosa volete fare.

Nel mio lavoro ho collaborato con numerosi tipi di persone: il più delle volte sfruttatori o incompetenti, spesso anche professionisti seri e da cui ho imparato molto, raramente (un paio?) figure di riferimento da ammirare e invidiare. Solo una persona però, durante un colloquio, mi ha chiesto: «ma tu, al di là di ciò che hai fatto nella vita e di ciò che è spendibile sul mercato, cosa vorresti fare? Cosa ti piacerebbe fare?»

È raro incontrare persone simili, tanto che nel pot-pourri di cose che faccio o ho fatto, ho dovuto pensarci un po’. Tuttavia, in un colloquio, anche cinque secondi sono un tempo lunghissimo, e quindi in fretta ho dato una mia risposta: arzigogolata e confusa. Fortuna che il colloquio non si limitasse a quella mia risposta, ma a tutta la conversazione amabilmente avuta in 45 minuti, altrimenti avrei fatto la figura della peggiore citrulla sul mercato.

Nella lettera di presentazione, e durante il colloquio, spiega chi sei, cosa hai studiato e fatto nella vita. È vero, il più delle volte, specie se ambisci a un posto come ingegnere meccanico in Fiat, può essere inutile raccontare che hai studiato violoncello per anni. Perché, però, non raccontare che siete un capo scout? Vinto il pregiudizio, motiverai le tue capacità relazionali, dimostrando di saper gestire il singolo come il gruppo e avendo sviluppato skill gestionali, organizzative e sociali. E ancora: se durante gli anni dell’università hai svolto attività di volontariato o di ricerca o di svago che ti hanno portato lontano nel mondo, raccontalo. Posti nuovi stimolano nuove idee e aprono la mente. Quell’esperienza ti ha formato e ti ha sicuramente lasciato molto: raccontaci cosa.

Non solo: scrivere di aver svolto una data mansione non dice nulla sul come l’hai portata avanti. Potresti essere stato un disastro o, al contrario, aver portato al tuo datore di lavoro notevoli vantaggi: quali? Al di là della specificità di ciò che ti era richiesto, racconta di come hai alzato le visite del portale con cui hai collaborato e di quante persone hai fatto iscrivere a quell’evento grazie alla tua idea vincente. Sul curriculum avrai solamente scritto «Giornalista presso Testata XY» o «PR presso BlaBla» e avrai omesso un particolare fondamentale.

Dicci, infine, cosa vuoi fare e motiva la tua ambizione con le tue capacità: il curriculum parla chiaro e il resto lo farà la formazione. Se l’azienda in questione è seria e se ti ritiene una persona valida, a questo punto vorrà investire su di te. Nessuno nasce pronto per un posto di lavoro, specialmente gli studenti appena usciti dall’università.

Tutti raccontiamo storie, anche quando non pensiamo di farlo. Scorri il tuo profilo su Facebook o su Instagram: non è la tua storia quella? Le considerazioni fin qui fatte sono piuttosto generiche: individuare i propri punti forti e renderli coerenti in un racconto.

Se lavori nell’ambito della comunicazione, poi, è un altro paio di maniche.

Sei un grafico o un animatore? Presentati con un video. Lunamargherita ha raccontato della sua famiglia, spiegando con successo il perché sia arrivata a fare dituttounpo’.

Sei un copywriter? Avere un blog è fondamentale: puoi fornire articoli utili e, al contempo, raccontarti: My Social Web di Riccardo Esposito è uno degli esempi migliori. Tramite il sito possiamo immaginarci Riccardo come persona e siamo quindi più invogliati a scegliere lui per i suoi servizi, piuttosto che un’agenzia qualsiasi.

Crea una tua immagine, magari un tuo brand, quindi raccontaceli.

Riuscire a sostenere un colloquio con il proprio gatto è già un buon esercizio.
Riuscire a sostenere un colloquio con il proprio gatto è già un buon esercizio.

Non esiste una ricetta precisa, ovviamente. Prova a guardarti dall’esterno: che tipo di persona sei? Cosa puoi offrire e come puoi raccontarti? Cosa può renderti originale nel mare magnum di curricula che ogni giorno affollano le caselle postali delle aziende?

E il tuo curriculum che storia racconta?